Ci sono cose della propria vita, manchevolezze, debolezze, difficoltà a cui si fa l'abitudine, di cui ci si giustifica anche e poi, un giorno,
un fulmine nel cielo plumbeo illumina mostrandoti che non è "colpa tua". Peccato che la cosa non ti faccia stare meglio.
Sono sempre stata una bimba un po' "pigra", ho cominciato a camminare tardi, intorno ai due anni, ho sempre avuto problemi di equilibrio,
piede cavo, dita a martello, scarsa tonicità muscolare. I piedi li ho ereditati da mio padre che non si può certo dire fosse un atleta
(in compenso era un musicista, un pittore, uno scrittore oltre che professore universitario ed avvocato); mia madre mi ha sempre
spinto, fino alla paranoia, a fare "movimento" e io, che faticavo a stare dietro ai miei coetanei sono sempre stata definita "svogliata".
La mia infanzia è stata costellata di plantari e scarpe ortopediche poi, semplicemente, mi sono rifiutata di portarli. Ho sempre avuto
problemi a trovare delle scarpe che mi andassero davvero bene ma, in fondo, mi ci sono abituata.
Dopo l'incidente in macchina di 18 anni fa ho cominciato a soffrire di cervicale e a perdere sensibilità alle mani, la causa è sempre stata
addebitata allo stesso incidente e sono stata, per anni, monitorata. Durante la gravidanza, negli ultimi due mesi non sentivo più la punta delle dita delle mani e temevo che la cosa non sarebbe regredita, fortunatamente mi sbagliavo.
L'ultimo episodio di attacco di cervicale mi ha costretto a fare un'elettromiografia...
L'esito è una brutta parola: sospetta malattia di Charcot-Marie-Tooth, sindrome neurologica ereditaria a carico del sistema nervoso periferico.
Ereditaria, rara, non curabile.
Sono figlia di mio padre, è innegabile. Ha, fino alla fine fatto la vita che ha voluto, nulla si è negato, mai si è curato (recentementegli avevano prospettato la possibità che il suo scarso equilibrio, che l'artrosi fosse dovuta a questa malattia, non ha mai fatto le indagini necessarie).
Spero, io che le indagini intendo farle, di potermi godere la vita almeno tanto quanto lui.
Però, da ieri pomeriggio, vorrei che mio figlio avesse i geni di qualcun altro.