Ci sarebbero tali e tante cose da dire che non saprei onestamente da dove cominciare. Per non essere banale vi aggiornerò su un dettaglio non indifferente che, da oggi in poi, potrebbe cambiare radicalmente la mia vita online: ci hanno installato la connessione wi-fi il che, considerando che viviamo in un paese microscopico dell'appennino emiliano e che, per anni, mamma Telecom ci ha snobbato perchè utenti "non sufficientemente interessanti", mi sembra un bel passo in avanti. Secondariamente domani arrivano i miei suoceri per passare il Natale con noi. Da una parte sicuramente saranno di aiuto in particolare con Diego, dall'altra temo, come il mio solito, ingerenze varie e attacchi di nervoso (che non farebbero bene a me e nemmeno al piccino). Il piccolo ha una settimana di vita e sembra crescere a vista d'occhio, comincia con le smorfiette e i versetti, mangia e dorme con quasi regolarità, nella speranza che le cose migliorino. Stamattina ripensavo ai momenti del travaglio (non Marco) e del parto vero e proprio e sorridevo di quanto dettomi dall'ostetrica di turno quando, alle prime contrazioni, dopo aver sentito urlare una ragazza per il dolore della fase espulsiva, le ho chieso se era poi così tremendo. La risposta è stata: "visto da fuori sembra sempre peggio". E invece no, è proprio così, fa un male bestiale poi, se sei fortunata dura un quarto d'ora, se lo sei meno per vari motivi (posizione del bambino in primis) come è capitato a me, ti tocca per 35/40 minuti e mi dispiace, non te lo dimentichi il male. Detto meglio... il fisico dimentica il dolore ma la mente ricorda di aver sofferto tanto che, due giorni dopo, ancora in ospedale in fase di dimissioni, mi si contorceva lo stomaco e l'utero a sentire urlare quelle che ci sono passate dopo di me. Certo, poi ti mettono tra le braccia un fagottino morbido e caldo che dipende, ancora, in tutto e per tutto da te con la differenza che da adesso in poi potrai guardarlo negli occhi e vederlo cambiare (e non solo percepirlo), ma il ricordo del dolore fisico è un bel deterrente a riprovarci, almeno in tempi brevi.