Poiché ho iniziato il filone Ikea proseguo raccontandovi del “montaggio”.
Lieta e giuliva del mio ultimo acquisto consistente in 19 elementi della libreria Billy e 7 colli per il mio mobile del soggiorno, della linea Bonde ho atteso la consegna che è avvenuta giovedì mattina scorso. Gioia gaudio e tripudio il fatto che i colli siano etichettati ed imballati riducendo lo spazio di stoccaggio e rendendone il trasporto decisamente facilitato (sorvoliamo sul fatto che pesano dai 40 ai 50 kg l’uno se ti va bene).
Abbiamo dedicato, io e la mia metà, quindi il we al montaggio della libreria, dedicata a mio padre e che ha preso posto nel seminterrato nella stanza “biblioteca”. In tutto 25 metri di libreria lineare che abbiamo montato, appunto, in 2 giorni. Dovete sapere che in ogni confezione di mobile è compreso il kit di montaggio, ovvero tutto il necessario a livello di tasselli, viti, accessori per montare correttamente il mobile oltre che le istruzioni illustrate. Ovvero ogni scatola di montaggio è idiot proof. In rapidissimo tempo ci si trasforma in montatori professionisti, in esperti dell’assemblaggio, in tecnici della chiave a frugola.
A parte il mal di schiena che mi/ci attanaglia, ritengo che gran parte del successo dell’Ikea, costi a parte, sia proprio la soddisfazione che deriva dall’aver pensato “in proprio” all’arredamento di casa. E il prossimo we tocca al mobile del soggiorno!
Ecco uno di quegli argomenti non facili da trattare, anche se in apparenza il tutto potrà sembrare assolutamente futile: il candore dello smalto dei denti.
Madre Natura, nella sua profonda gentilezza mi ha dotato di una dentatura mediamente sana e abbastanza regolare ma, ahimè di un colore un po’ tendente al crema, non brutto da vedersi ma di certo lontano da quell’ideale di bianco candido e rilucente stile soubrettina del sabato sera (o anche solo letterina/velina). Certo io non faccio la soubrettina (e neppure appaio più in tv per leggere il tg) e quindi tutto questo gran dramma non dovrebbe sussistere, tenuto conto che comunque ho una dentatura bella e sana. Però… perché ovviamente un però in questi casi esiste sempre, forse perché ho qualche chilo di troppo e qualche centimetro in meno della sopraccitata donna dello spettacolo, forse perché sono una quasi trentaduenne in carriera (in agguato Bridget Jones), forse perché ho folta e fluente chioma nera (e guai a chi me la tocca), un sorriso “smagliante” come si era soliti sentire, non mi dispiacerebbe affatto. Il primo pensiero è stato un trattamento dal dentista ma onestamente non ho tempo e ancora meno voglia di sottopormi a x sedute per y costo (quasi di certo proibitivo), allora l’ingegno (e la pubblicità) mi sono venuti in soccorso. Da qualche tempo, infatti, sono reclamizzati i trattamenti sbiancanti “fai da te”, “acquista al supermercato o in farmacia”. A dire il vero non li ho mai cercati appositamente ma sabato scorso l’ultima confezione disponibile di uno dei suddetti occhieggiava sullo scaffale del supermercato, guardandomi suadente come se fosse stata lì tutto il giorno ad aspettare me, e la tentazione è stata più forte della ragione (oltre allo scatto che è stato più rapido di quello della vicina di carrello) e così ho effettuato l’acquisto. Quasi gongolante sono tornata a casa con la trepidazione del pacchetto da scartare, anche se sono stata coscienziosa e ho messo via i “freschi” prima di precipitarmi in bagno ad aprire la confezione. Premetto che non avevo idea del contenuto seppure avessi letto il retro del pacco e, in particolar modo, mi lasciava perplessa la definizione “mascherina per i denti” così, armata di istruzioni e con la curiosità di un bimbo con un oggetto tecnologico nuovo, mi sono apprestata a verificare contenuto e procedura. Dentifricio, va bene questo lo conosco; attivatore sbiancante, questo non lo conosco ma leggo la descrizione e mi sembra accettabile; gel sbiancante, anche questo va bene; striscia di valutazione, elenco di disegni di denti di colorazioni varie per valutare il “grado di bianco” e i progressi e, infine, due mascherine per i denti ovvero due paradenti di plastica che, ovviamente non vanno bene perché sono larghi. Procedo nella lettura e verifico che le mascherine vanno modellate sulla dentatura, ovvero inserite in acqua bollente perché “si smollino senza attaccarsi tra loro” e poi infilate in bocca e tenute lì 10 minuti per “prendere la forma”. La cosa mi lascia perplessa ma la buona volontà è tanta e mi sembra poca fatica, così eseguo l’operazione per scoprire che in bocca, queste due cose fanno proprio senso oltre a dare una sgradevole nausea paragonabile a quando il dentista (anima pia) prende “l’impronta”. Passiamo oltre e seguiamo la procedura, anche se ora l’ansia ha sostituito la candida trepidazione, che prevede: lavaggio denti con dentifricio, stesura attivatore sbiancante, posa del gel nelle mascherine, indossare le mascherine per 10 minuti, poi sciacquare, spazzolare i denti senza dentifricio e via. Ottimo… solo che le mascherine col gel mi danno decisamente di più la nausea e dopo 2 minuti comincio a sbavare orrendamente perché il gel si scioglie con la saliva e di certo non posso mandarlo giù che sa il cielo la robaccia chimica e tossica che contiene, del resto candeggia i denti... Sembro sempre più un incrocio tra un pugile, Fantozzi, Godzilla e un Huruk-hai…. Non posso parlare (e qui qualcuno tirerà un sospiro di sollievo), in pratica non posso nemmeno aprire la bocca per non sbavucchiare come un sanbernardo felice di rivedere il suo padrone e, in più, devo costantemente combattere il conato di vomito impellente; tutto questo per ben due volte al giorno. Consolazione… in due giorni ho acquistato due gradi di bianco, se vado avanti così dopo le tre settimane di trattamento previsto diventano trasparenti….
Prima o poi, nella vita di ciascuno, si presenta un momento in cui, volenti o nolenti, è necessario prendere in considerazione l’acquisto di un mobile o di un accessorio per la casa.
Quando questo momento arriva in genere si affronta il problema cercando di avere un ampio panorama di offerte (almeno così dovrebbe essere) in modo da poter poi valutare il famigerato rapporto qualità/prezzo.
Da anni, anche in Italia esiste una catena che si chiama Ikea, nasce in Svezia e fornisce, nei suoi enormi magazzini, tutto quanto concerne un’abitazione (trascurando mura esterne e impianti). Per chi non ne sapesse assolutamente nulla lascio due indicazioni sull’azienda,
tratte dal sito www.ikea.com. “IKEA viene fondata da Ingvar Kamprad. Nel 1943, quando Ingvar aveva 17 anni, ricevette un premio dal padre per il suo impegno nello studio e lo usò per dar vita alla sua attività. Il nome IKEA è l’acronimo delle iniziali del fondatore (I.K.) e di Elmtaryd e Agunnaryd, la fattoria e il villaggio dove Kamprad crebbe.”
Ikea ha aperto numerosi negozi in Italia, ben 9 che coprono buona parte del territorio nazionale offrendo, letteralmente dalla A alla Z “dagli Accessori audio/video a VITSKÄR serie per bagno”. La peculiarità dei negozi Ikea non è, però, solo la disponibilità ampia di prodotti né la dotazione di un ristorante self-service con prodotti tipici svedesi ma l’impostazione stessa del negozio e la modalità di imballaggio dei prodotti.
Nel preciso istante in cui si varca l’ingresso del negozio Ikea ci si trova a casa. E non è un eufemismo. Letteralmente ci si trova in ambienti arredati in cui tutto, apparecchi elettronici esclusi, è in vendita. Ogni prodotto è accuratamente etichettato e presenta oltre al nome e alle dimensioni, il prezzo e le indicazioni dello scaffale dove è possibile, una volta scesi nel magazzino, recuperarlo prima di recarsi alle casse.
La prima visita è, in genere, stordente: tanta gente, troppe cose da guardare, colori, suoni, proposte da valutare e, in genere, si esce portando via oggetti pressoché accessori. Per esperienza personale è una buona modalità di acquisto avere il catalogo, farsi un’idea generale (tenendo conto che il catalogo presenta una parte dei prodotti), visitare il negozio e comparare e poi, solo ad una successiva visita, cominciare a decidere cosa si vuole comperare. E’ una strategia che adotto da anni ormai e mi sono sempre trovata bene. Una volta deciso cosa comprare si prendono gli imballaggi ultrapiatti e ultrafunzionali e si porta a casa il proprio gradevole acquisto… da montare. Una vera gioia per tutti gli amanti del fai da te un po’ imbranati, come sono io. Montare i mobili Ikea è elementare e divertentissimo, ma ve ne parlerò in un’altra occasione.
Mentre voi votate (e continuate a farlo), prendo spunto da un vuoto di memoria per riportare qui qualcosa che è accaduto la notte scorsa. Tenete a posto le mani e frenate le fantasie, perché si tratta solo di un sogno o meglio, di un incubo.
Il sogno è diviso in due parti, poco attinenti una con l’altra ma che di certo rappresentano, in questo periodo per un verso o per un altro, le mie preoccupazioni.
La prima parte è ovviamente legata alla casa e alla ristrutturazione della stessa che si sta, lentamente, avvicinando alla conclusione. Nel sogno ero in visita ad un appartamento, un sottotetto quasi, decisamente in cattive condizioni (definirlo una tana per topi credo renda l’idea) seppure con una buona posizione. Dopo aver vagato per stanze piccole, sporche e con arredamento in via di disfacimento sono uscita commentando: “la posizione è bella, certo andrebbe sventrato e rifatto.”
Il sogno ha poi preso una variante meno gradevole: l’uomo della mia vita, il mio compagno, la mia metà aveva contemporaneamente anche una relazione con una mia conoscente e, messo di fronte ad una scelta, aveva deciso di restare con lei. Mi sono svegliata quasi di soprassalto e mi sono accertata che lui fosse ancora lì, appoggiato alla mia spalla a dormire placidamente. L’ho guardato per un po’ prima di decidere che il riferimento è legato alle problematiche di un paio di amiche a me molto care. Mi sono però ricordata di esserci passata e che, in fondo, da certe cose non ci si può premunire, l’ho abbracciato stretto tanto che si è svegliato e mi ha chiesto se qualcosa non andava. Gli ho raccontato il sogno molto brevemente, mi ha abbracciato rassicurandomi. Eppure, malgrado tutto la fitta al fianco c’è ancora…
Di aggiornamento in aggiornamento, poiché scrivo per me più che per essere letta e/o commentata (non offendetevi per carità e non smettete di commentare o vi stacco le braccine) ho sempre considerato ininfluente il numero di commenti per aggiornare i post. Tutta questa premessa per chiarire che il mancato aggiornamento quotidiano è legato alla mancanza di tempo e non alla carente volontà di “chiacchierare” con me e con voi; in realtà avrei tali e tante cose da raccontare che mi trovo nell’enpasse di non sapere da che cosa cominciare. Credo che sfrutterò allora il mezzo informatico per aprire un piccolo sondaggio: di cosa devo parlare?
Vi lascio la scelta tra:
“Ikea” categoria _spesa_
“Capodanno e ferie” categoria _pensieri_
“Regali” categoria _pensieri_
“Raccolta punti” categoria _spesa_
“Saldi” categoria _spesa_
“Avanzi” categoria _spesa_
“Responsabilità” categoria _pensieri_
Attendo richieste