Da quando è morto mio padre non ho più avuto modo, tempo, voglia ed energie di aggiornare il blog. Un po' lo stress, un po' il caldo, un po' l'insonnia, un po' il malumore e tanto le mille cose da sistemare mi hanno tenuto lontana.
Ho saltato il concerto dei DM per un attacco di cervicale orrendo motivo per cui sto facendo decine di esami, trascurati da troppo tempo (colpa mia, colpa mia, mamma mia).
I rapporti col genitore superstite sono accettabili grazie anche al principino di casa che ora sfoggia una prima forma di linguaggio fatta di parole singole a volte anche complesse (buongiorno, biscotto, d'accordo).
Stiamo seriamente pensando di cambiare casa passando ad una in legno in classe A (non avessimo altro a cui pensare...) ma, come dicevo l'altro giorno alla socia, ho bisogno di cambiare e io i cambiamenti li vivo in modo radicale (e me li cerco proprio tali).
Per il resto il mondo va avanti tra alti e bassi come sempre. Le cose cambieranno forse più lentamente di quanto vorrei ma cambieranno. Nel frattempo è arrivato quanto aspettavo e non vedo l'ora di andare in consegna.
You're bright
You're strong
You know your right from wrong
At least to some degree
You're wise
You're tough
You've heard their lies enough
You smile in sympathy
Mio padre se ne è andato. Ho lottato per lui e con lui perchè ce la facesse. Abbiamo perso.
Adesso è il momento di lottare per mio figlio. Questa volta sarà all'ultimo sangue e senza quartiere. E vincerò.
Due ore di strada per mezz'ora di visita. E' l'ultima costante dei miei giorni mentre nevischia o si riaffaccia un tiepido sole smorzato da aria gelida. Per raggiungere il reparto di rianimazione si passa attraverso il pronto soccorso, che mi sembra, ogni giorno che passa, sempre più la sala d'attesa di una stazione di autobus, fatta di famiglie, più o meno numerose, che aspettano il loro turno, con una quiete che ho smarrito da tempo. Mi domando tutte le volte, mentre sfreccio con andatura tipica da "milanese" se si tratti di rassegnazione o solo di apatia. In ogni caso, per fortuna, non ho ancora visto nessuno davvero sofferente, almeno lì. Il corridoio del reparto assomiglia a quello della nursery dove è nato mio figlio: tante grandi finestre con le veneziane, solo che quì la vita se ne va, invece di essere appena arrivata. Mentre mio padre resiste, attaccato al respiratore, gli altri letti si riempiono e si vuotano e spero sempre che, almeno loro, siano tornati a casa, da quelle persone che aspettano nel corridoio sbirciando attraverso le veneziane e a cui, di tanto in tanto, scappa qualche lacrima che scivola lungo le guance senza fare rumore. Un po' come le mie, che restano nascoste e relegate al percorso in macchina perchè è l'unico momento in cui posso concedermi di essere un po' debole.
Ormai trascino le mie giornate, dovrei avere il dono dell'ubiquità o, almeno, l'umiltà di ammettere che ho ormai raschiato il fondo della pazienza, delle energie, delle risorse. Mio padre giace, incosciente, da 12 giorni in rianimazione in attesa di capire se se ne andrà (e quando) o se ne uscirà (chissà come). Non ho più lacrime da piangere e mi tengo in piedi con la rabbia, l'unica che mi aiuterà a sopportare il periodo che ne verrà che si preannuncia denso di avvenimenti legali, legati alla possibile successione. Mi consola la vista di mio figlio, che non avrà mai, nel bene e nel male, l'infanzia che ho avuto io e che, spero, non si troverà al capezzale di suo padre (tra mille e mille anni) accanto ad una madre che non riconosce e non intende conoscere più, che è improponibilmente ingrassata (ma, in fondo, da che pulpito) e che somiglia improvvisamente ad un'orientale, con la fronte liscia (botox?) e gli occhi a mandorla (intervento di chirurgia estetica!). Ho la sensazione di vivere sospesa, in assenza di gravità e tempo, in una specie di limbo fatto di telefonate con bollettini medici, ninne nanne, pasti saltati, sorrisi forzati. E mi ritrovo a ripercorrere il vissuto e a raccontare l'Iliade e l'Odissea a mio figlio, come faceva mio padre con me, mentre lui, che ha quindici mesi, separa dai sacchetti della spesa, quello che va in frigorifero da quello che va nella dispensa.
del "sorridi e annuisci" per quanto mi riguarda si libera del termine "sorridi". Annuisco perchè mi tocca ma non chiedetemi di sorridere... ai morti non si sorride, al massimo, se in vita hanno fatto qualcosa di buono, li si rimpiange, diversamente si tira un sospiro di sollievo e gettata una manciata di terra nella fossa, si passa oltre. Oltre c'è la mia vita. I morti, in questo caso non meritano nè rispetto nè pietà e dei morti ci si dimentica in fretta, anche se ancora camminano. Fidatevi, ve lo dice una che di morti se ne è lasciata dietro qualcuno.
sembra che l'universo si accanisca contro di me.... l'ultima stamattina... quel furbastro (che son tre giorni che barcolla ma non si prova la febbre) del mio genitore ha un focolaio ai polmoni e pertanto è tornato in ospedale, nella speranza che ci resti non più di 10 giorni; ovviamente io ho ancora il piede steccato e quindi non posso guidare (e quindi o lunedì faccio di nuovo orario ridotto o mi tolgo la stecca e guido alla faccia della frattura), mio marito è nel delirio lavorativo più assoluto e mi è tornata la voce da oltretomba (che prelude tonsillite).
Ora, so che c'è chi sta peggio ma.... gradirei che la sfiga prendesse di mira qualcun altro, grazie.
e in più Brezny mi segnala che:
A settembre, quando il più importante bookmaker irlandese ha aperto le scommesse, l'esistenza di Dio era data 20 a 1. Poi è passata a 33 a 1 e ultimamente è scesa a 4 a 1. Significa che l'essere supremo sta per rivelarsi? Stiamo per avere una prova della sua esistenza? A giudicare dal tuo prossimo futuro direi di sì, anche se forse non sarà una prova in grado di far cambiare idea a un ateo convinto, e non avrà il clamore di un intervento divino manifesto. Ma non escluderei queste possibilità, Toro. È la stagione dei miracoli e delle epifanie: aspettati aiuto e ispirazione dall'alto.
ma "fanculo" no?
che non è un bel periodo e che, da ieri sera, mi sento un'oliva nella macina del frantoio
Sono quì che aspetto di sapere domani se la mia mancata attenzione alle disposizioni di immobilità ha prodotto danni al piede con le conseguenze che ne deriveranno (una o due settimane ancora a casa) mentre preparo l'occorrente per la prima festa di carnevale di mio figlio, al nido, prevista per martedì pomeriggio. Festa a cui non vorrei mancare e a cui non vorrei mancasse. Il suo costume da vasetto di miele giace nel cassetto, dopo le tre foto forzate non c'è più stata occasione, nè modo, di farglielo mettere di nuovo e non lo indosserà al nido perchè preparano i costumi da soli, forse sabato faremo (faranno lui e il papà) un giretto con il costume, io relegata in casa piede per aria. Aspettiamo...
Visto che la notte tra sabato e domenica mi sono rotta due dita del piede sinistro, ora mi tocca andare in giro col tallone....