Forzata delle ferie (accidenti alle ferie forzate), mi sono ritrovata, nel fine settimana a dover scaravoltare casa e pulirla da cima a fondo, il tutto perchè la donna delle pulizie si limita a distribuire equamente lo sporco sulle superfici varie... meno male che mi assiste il sempre fantastico martirio che ieri, armato di vaporetto ha passato mattonella per mattonella il pavimento. Oggi mi comunicano che in azienda una delle candidate a cheer (s) ha firmato il contratto (magro stipendio, grosse rogne) e, un po' stupita di me stessa, mi sono detta "e chi se ne frega? Basta che non rompano le scatole a me". Il rifletterci sopra mi spinge sempre di piu' a fregarmene altamente, in fondo ne avevano trovata una e non l'hanno confermata, ci hanno messo un anno a trovarne un altra e bisogna vedere se sopravvive, io nel frattempo ho costruito una famiglia che è piu' di quanto potessi pensare di me qualche anno fa e, sempre piu', mi accorgo che avere un figlio non è stata una scelta tra famiglia e lavoro è stato solo scegliere di fare quello che sentivo di voler fare. La nascita di Diego mi ha riportato, finalmente, ad occuparmi di piu' di me, della mia casa, di mio marito e, soprattutto ad incazzarmi meno.
Lo faccio di rado ma questa volta mi è sembrato il modo migliore di spiegarvi come mi sento... offesa
Offeso (Niccolò Fabi)
Dillo pure che sei offeso
da chi distrugge un entusiasmo
da chi prende a calci un cane
da chi è sazio e ormai si è arreso
da tutta la stupidità
chi si offende tradisce il patto
con l'inutile omertà
rimane senza la protezione
del silenzio, dell'assenso
del "tanto dobbiamo sopravviverci
qui dentro"
Quando vivere diventa un peso
quando nei sondaggi il tuo parere
non è compreso
quando dire amore diventa sottinteso
quando la mattina davanti al sole
non sei più sorpreso
Offeso
Dillo pure che sei offeso
dalle donne che non ridono
dagli uomini che non piangono
dai bambini che non giocano
dai vecchi che non insegnano
se hai qualcosa da dire dillo adesso
non aspettare che ci sia un momento
più conveniente per parlare
Quando vivere diventa un peso
quando nei sondaggi il tuo parere
non è compreso
quando dire amore diventa sottinteso
quando davanti al sole la mattina
non sei più sorpreso
dillo pure che sei
offeso
Due anni fa, per i mondiali, ho esordito dicendo: l'Italia fuori subito. Ecco, lo so già che ci saranno quanti sono tifosi/allenatori/calciatori/guardialinee/arbitri/commentatori (ovvero l'italiano medio) che si ribelleranno perchè "come osa questa gufare la nostra sacrosanta nazionale di calcio, calcio osannato sport nazionale". Ebbene sì.. io il calcio non lo sopporto (non parlo dell'elemento chimico, parlo proprio dello sport nazionale, quello con i 23 omini in mutande appresso a palla sferica), non tollero il giro di soldi che lo sostiene nè l'arroganza e la violenza che lo permea. Pertanto gufo. Due anni fa il corollario è stato: "a meno che non si giochi con la Francia". Abbiamo vinto i mondiali... Ebbene, con gli europei ho fatto il bis: "Italia fuori subito, a meno che non si giochi con la Francia". Francia fuori contro gli Azzurri. Poi ieri sera... in fondo la Spagna è decisamente più evoluta, loro hanno Zapatero e adesso anche Rubbia, se vincono anche gli europei, beh, se lo meritano, al di là delle capacità calcistiche su cui non mi esprimo in quanto non esperta.
Quanto fuoco c’è nella mia vita, io che risulto sempre essere fredda, quasi algida, in tutte le relazioni interpersonali della mia vita. Eppure il mio ascendente è un segno di fuoco, mio marito è di un segno di fuoco, mio figlio è di un segno di fuoco (e già qui potrebbe essere “bastante” e invece)…
Sono manchevole, di continuo, appunto nei rapporti interpersonali, in particolare nei confronti di una persona che è letteralmente cresciuta con me. Dopo 19 anni di convivenza costante (in fondo ci separava solo una rampa di scale), sono letteralmente svanita nel nulla, principalmente a causa delle vicissitudini della mia incasinatissima vita, in parte anche perché tendo a rimandare telefonate, visite e quanto altro serve a mantenere i rapporti “vivi”. Da quando è nato Diego (in realtà anche prima) mi sono ritrovata a pensare così tanto frequentemente a questa persona che, domenica scorsa mi sono decisa a telefonare a casa dei suoi genitori che, fortunatamente a differenza dei miei, sono sempre stati “stanziali” (e quindi per certi versi, ai miei occhi, monotoni) e per tanto ancora, dopo sedici anni abitano ancora al terzo piano dello stesso palazzo dello stesso quartiere residenziale della stessa Milano, nella speranza di poter avere un contatto della mia compagna d’infanzia. Non ho trovato nessuno, ovviamente, ho pertanto ritentato lunedì senza successo e poi, ancora, martedì ora di pranzo (non sia mai che la mia rara costanza non venga premiata. Come direbbe qualcuno di mia conoscenza, “prendimi adesso che sono in buona, tra dieci minuti mi passa”) e sì, ho trovato la mamma della mia amica che era però al lavoro e che mi ha, quindi richiamato in serata. Ci siamo ripromesse di vederci un fine settimana di luglio, perché lei si sposa a febbraio e vuole incontrare Diego. Casi della vita? La mia amica d’infanzia è del Leone, come l’altra mia amica, quella che condivide rogne e disillusioni lavorative.
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